Non facciamoci calpestare! Sì a “Prima i nostri”! – L. Quadri

Un Sì deciso alla preferenza indigena è diventato ancora più indispensabile dopo il compromesso­ciofeca di Berna che di fatto cancellerebbe il 9 feb­braio

Domenica scorsa al mercato coperto di Mendri­sio si è tenuto il pranzo organizzato da Udc Ti­cino e Lega a sostegno dell’iniziativa Prima i nostri, su cui voteremo il 25 settembre.

I partiti $torici, si sarà notato, hanno già attivato la macchina del fango. Non certo perché l’ini­ziativa sia, come vorrebbero far credere, fumo­gena ed inutile. Ma, molto più semplicemente, perché la partitocrazia è contraria all’iniziativa. Non ne vuole sapere di ciò che essa chiede: in particolare della preferenza indigena. Niente di strano. Ci si poteva forse attendere che chi ha condotto una battaglia dura contro il 9 febbraio, venendo poi asfaltato dalle urne, avrebbe ap­poggiato “Prima i nostri”? Ovviamente, no. Co­storo infatti “fortissimamente vogliono” – per i propri interessi ideologici e/o di saccoccia – la libera circolazione delle persone senza limiti. Quella che provoca la sostituzione dei lavora­tori ticinesi con frontalieri ed il dumping sala­riale.

Si credono furbi?

Non sono nemmeno tanto furbi, gli spalancatori di frontiere dei partiti storici. Dicono che “Prima i nostri” sarebbe inutile. E allora cosa propongono in alternativa? Qualcosa di più utile alla concretizzazione della preferenza indigena? No, propongono proprio il contrario: un contro­progetto in cui la preferenza indigena viene de­classata a semplice auspicio. Scusate, ma non ci cascherebbe nemmeno il Gigi di Viganello!

Lo scandalo bernese

Approvare massicciamente “Prima i nostri” è diventato ancora più necessario dopo la scan­dalosa ciofeca sul 9 febbraio uscita dalla Commissione delle Istituzioni politiche del Consiglio nazionale.

Altro che “compromesso”: il pateracchio sfor­nato a Berna da PLR-PPD-P$ è semplice­mente la cancellazione del “maledetto voto” del 9 febbraio. E’ un insieme di proposte an­ticostituzionali. Infatti non vi si trovano né contingenti, né preferenza indigena. La vo­lontà popolare viene presa a pesci in faccia. I “grandi statisti” della partitocrazia credono di prendere per i fondelli la gente proponendo misure che si potevano e si possono applicare benissimo anche senza il 9 febbraio. Misure che, va da sé, costituiscono un semplice ce­rotto sulla gamba di legno. Non cambieranno assolutamente nulla. Tanto più che al Consi­glio federale viene lasciato amplissimo mar­gine di manovra per – forse magari se gli gira – intervenire, non si sa come, qualora venis­sero superati determinati parametri, non si sa quali: nella proposta legislativa infatti non c’è nemmeno una cifra.

Parametri-foffa

Anche “quello che mena il gesso” ha capito che i citati “parametri” verranno fissati in modo tale da non essere mai raggiunti. E, tanto per essere sicuri di non trovarsi obbligati a pren­dere una qualche decisione che potrebbe anche solo provocare un’alzata di sopracciglio da parte dei balivi UE, i sette scienziati ber­nesi si baseranno sulle cifre farlocche della SECO. Quelle secondo cui in Ticino non c’è alcun problema di sostituzione e di dumping salariale, ma quando mai: sono tutte balle po­puliste e razziste. Peccato che in dieci anni i frontalieri siano cresciuti da 37’500 a 62’500, che siamo aumentati di 20mila unità nel set­tore terziario e che i casi d’assistenza in que­sto sempre meno ridente Cantone siano passati da 6000 nel 2006 ai 9000 attuali.

La goduria dei sabotatori

Chissà come mai, i sabotatori del 9 febbraio stanno esprimendo soddisfazione per la ciofeca bernese. Ovvio: hanno ottenuto proprio quello che volevano. La loro non è solo soddisfazione: è massima goduria. Camerieri dell’UE come la kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga ed il PLR “Leider” Ammann hanno parlato di una soluzione interessante. Interessante per chi? Non certo per la maggioranza dei citta­dini svizzeri che vengono, ancora una volta, presi a pesci in faccia. Traditi dai propri rappresentanti. Il presidente nazionale UDC Albert Rösti, com­mentando l’immondo pateracchio, ha messo in guardia da esplosioni di rabbia popolare. Esplo­sioni che sono più che giustificate in Ticino, dove troppa gente vive sulla propria pelle le devastanti conseguenze della libera circolazione voluta dai partiti $torici. Ebbene, il 25 settembre diciamo forte e chiaro che noi la preferenza indigena la vogliamo. Non solo dobbiamo votare Sì a Prima i nostri, ma dobbiamo anche portare questa ini­ziativa al trionfo: deve ottenere almeno i consensi riscossi dal 9 febbraio.

Chiariamo alla partitocrazia che il Ticino non si fa prendere per i fondelli dai camerieri dell’UE! La battaglia continua! Non molliamo di un milli­metro!

Lorenzo Quadri, Consigliere nazionale LEGA