#PrimaiNostri! Ora più che mai – A. Rösti

Anchese il Vostro cantone mi piace molto, ho il difetto di molti svizzero-tedeschi: non parlo italiano. Il testo preparato lo leggerò volentieri nella Vostra bella lingua, ma poi risponderò a Vostre eventuali domande in tedesco o in francese.

“Prima i nostri!” – è in effetti una cosa ovvia. Politici e autorità dovrebbero provvedere innanzitutto alla creazione di condizioni-quadro che assicurino il benessere della propria popolazione. Purtroppo, molti politici e molti partiti hanno abbandonato questo principio. Per loro sono molto più importanti i trattati internazionali e i messaggi da Bruxelles, che non affrontare i gravi problemi interni posti dall’immigrazione, ai quali il popolo ha reagito inequivocabilmente il 9 febbraio 2014. L’articolo costituzionale approvato allora è inequivocabile ed esige la gestione autonoma dell’immigrazione con una priorità indigena, contingenti e tetti massimi. E che cosa fanno il Consiglio federale e tutti i partiti ad eccezione dell’UDC (e della Lega dei Ticinesi) durante più di due anni dalla decisione popolare? Cercano delle soluzioni per non applicare “niente”. La conclusione della Commissione delle istituzioni politiche non rispecchia in alcun modo l’articolo 121a della Costituzione sulla regolazione dell’immigrazione. Vi si stabilisce unicamente che, a certe condizioni-quadro economiche, al datore di lavoro può essere imposto di annunciare i posti di lavoro vacanti all’Ufficio di collocamento regionale. L’azienda può poi però impiegare lo stesso della manodopera straniera. Per di più, delle misure possono essere adottate solo se approvate dalla commissione mista, quindi dall’UE, cosa che quest’ultima non farà mai. La soluzione non contiene alcun obbligo di autorizzazione, né tantomeno contingenti o tetti massimi. Il problema dei frontalieri non è affrontato. I problemi acuti quali le difficoltà a trovare un lavoro per la manodopera svizzera sopra i 50 anni, i costi dell’assistenza sociale in smisurato aumento, le capacità del trasporto pubblico e privato che hanno da tempo raggiunto i loro limiti, le nostre aree coltivabili in costante cementificazione e altri ancora, non vengono considerati. Un affronto nei confronti del popolo e della democrazia diretta.

Il Ticino è colpito in modo particolare da una migrazione al di sopra della media, la situazione dell’asilo ne è una parte, la problematica dei frontalieri è l’altra, e anche la situazione del traffico in Ticino non è certo da invidiare. È perciò salutare, a seguito delle scandalose conclusioni della Commissione delle istituzioni politiche, sostenere qui, con “Prima i nostri!” un’iniziativa che mira proprio ad affrontare questi problemi. Se il Parlamento federale non riesce a intraprendere i passi necessari per la gestione dell’immigrazione, questo deve succedere almeno a livello cantonale dove i problemi sono maggiori. Io esorto la popolazione ticinese, approvando l’iniziativa “Prima i nostri!”, a porre mano direttamente ai propri problemi e, nel contempo, a dare un chiaro segnale al Parlamento federale che l’iniziativa contro l’immigrazione di massa deve essere attuata. Considero importantissima la parte dell’iniziativa inerente alla priorità della popolazione indigena sul mercato del lavoro, a parità di capacità. Questa sarebbe una priorità indigena degna di questo nome.

Ringrazio l’UDC Ticino per il lancio di questo importante adeguamento della Costituzione. Essa aiuta così a mantenere l’indipendenza nei confronti dell’UE. Per ciò che concerne la problematica dell’immigrazione, notoriamente il Consiglio federale sta negoziando con l’UE un accordo-quadro istituzionale. Come l’UDC lotterà nelle prossime settimane per la sua iniziativa, altrettanto dovremo tutti insieme impegnarci in un prossimo futuro contro un’integrazione generalizzata nell’UE, opponendoci a un accordo istituzionale. Questo accordo prevede un adeguamento automatico delle leggi in Svizzera, quando l’UE le modifica in settori nei quali ha degli accordi con il nostro paese. In caso di divergenze decide la Corte di giustizia dell’UE e, in caso di eventuali referendum, l’UE può emanare misure di compensazione, ossia sanzioni. Qualora entrasse in vigore tale accordo-capestro, non avremmo definitivamente più nulla da decidere in merito all’immigrazione, non avremmo semplicemente più nulla da dire.

Il lavoro non ci manca. La conservazione dell’indipendenza e le questioni migratorie rimarranno anche durante questa legislatura i temi più importanti dell’UDC.

Sono felice di poter contare su un così forte sostegno in Ticino.

Dr. Albert Rösti, Consigliere nazionale e Presidente UDC Svizzera