Un SI chiaro e convinto a #PrimaiNostri – A. Giudici

Il prossimo 25 settembre si voterà sull’iniziativa popolare che ha raccolto oltre 10’900 firme deno­minata “Prima i nostri”.Si tratterà di decidere se bocciare o promuovere la salvaguardia dell’identità ticinese, contro l’immi­grazione di massa e il dumping salariale.

Il Parlamento cantonale ha dapprima verificato l’ammissibilità dell’ini­ziativa rispetto alla nostra costituzione cantonale pronunciandosi in modo favorevole e poi ha in­vece respinto nel merito la proposta, approvando invece un con­troprogetto elaborato dalla maggio­ranza della commissione costituzione e diritti politici. Essendo una modifica costituzionale si deve quindi passare davanti al popolo sovrano.

Preferenza indigena

Cosa si vuole ottenere in concreto l’ini­ziativa? L’idea di fondo è semplice. Sconfiggere il fenomeno dell’eccesso di frontalieri in Ticino (arrivati ad oltre 62’000) varando delle normative che impongano ai datori di lavoro di dare la precedenza, nelle assunzioni, ai lavora­tori indigeni rispetto agli stranieri. Oc­corre porre un rimedio all’attuale mancanza di protezione per i lavoratori ticinesi. Non deve essere intesa come una battaglia partitica (infatti nel comi­tato interpartitico sono presenti espo­nenti di vari partiti), ma una lotta trasversale per sostenere la nostra iden­tità e i nostri diritti; che vuole proteg­gere i lavoratori ticinesi dal dumping salariale in atto grazie al continuo au­mento dei frontalieri. In buona sostanza si tratta di concretiz­zare i principi dell’iniziativa “contro l’immigrazione di massa” del 9 feb­braio a livello ticinese. Ricordo che l’iniziativa contro l’immigrazione di massa del 9 febbraio fu largamente ap­provata nel nostro cantone. Il principio cardine dell’iniziativa cantonale è quello di dare la preferenza, a parità di competenze, ai lavoratori ticinesi ri­spetto a quelli che arrivano dall’estero. Dovrebbe essere un principio sacro­santo ed evidente. Si chiede inoltre di impedire la sostituzione della manodo­pera locale con quella estera per con­trastare il dumping salariale legato alla libera circolazione delle persone. Ri­sulta evidente come i salari dei lavora­tori frontalieri siano nettamente inferiori rispetto a quelli dei lavoratori residenti nel nostro Cantone. Da ultimo si chiede di attuare la reciprocità nel­l’applicazione dei trattati internazionali tra la Svizzera e gli altri Paesi del­l’Unione europea.

Un 9 febbraio cantonale

Si tratta di principi largamente condivi­sibili da chi si è già espresso a favore del voto del 9 febbraio a livello fede­rale, che in sostanza ne accelera la con­cretizzazione a livello cantonale visto che a li­vello federale non si è ancora adottata una legge d’applicazione per applicare questi principi. Anzi, ed è notizia di que­sti ultimi giorni, una parte del parlamento fe­derale sembra propen­dere per l’adozione di una legge che rende­rebbe del tutto inapplicabile quanto vo­luto dal popolo svizzero, piegandosi così ai diktat di Bruxelles e dell’UE. Occorre quindi lanciare un chiaro se­gnale politico verso la Berna federale dimostrando che la nostra popolazione pretende che i principi del 9 febbraio siano attuati in maniera chiara e precisa. Il voto popolare deve essere rispettato e messo in pratica.

Controprogetto ingannevole

Da ultimo non bisogna lasciarsi ingan­nare dal controprogetto approvato dal parlamento cantonale. In sostanza il controprogetto ritiene validi i principi dell’iniziativa, ma non attuabili in con­creto ed elabora delle proposte del tutto declaratorie, attendendo di fatto quanto Berna proporrà a livello di normativa legislativa sul 9 febbraio. Bisogna inol­tre sottolineare che ci ora è a favore del controprogetto era contrario al 9 feb­braio e quindi contrario a limitare la presenza dei frontalieri nel nostro Can­tone e a favorire la manodopera locale. Non ci si può quindi lecitamente aspet­tare che queste persone ora siano im­provvisamente disposte ad attuare i principi, a livello legislativo federale e cantonale, dell’iniziativa “Contro l’im­migrazione di massa” del 9 febbraio e dell’iniziativa cantonale “Prima i no­stri”. Come ha ben detto il consigliere nazionale Marco Chiesa. “L’iniziativa è concreta. Il controprogetto si limita agli auspici. E se quest’ultimo dovesse avere la meglio, tutte le proposte rimar­rebbero lettera morta” (cfr. La Regione. 9.9.2016).Il controprogetto in sostanza vuole dare un contentino ai ticinesi che di fatto non produrrà alcun effetto con­creto sul mondo del lavoro.

Se l’iniziativa venisse approvata dal po­polo spetterà poi al parlamento canto­nale elaborare una legge d’applicazione per rendere concretamente attuabile quanto deciso dal popolo. In Gran Con­siglio si dovrà procedere in modo spe­dito e non tergiversare come si è fatto a Berna sulla legge d’applicazione al 9 febbraio.

Quindi invito a votare un chiaro e con­vinto Si all’iniziativa ed un NO al con­troprogetto il prossimo 25 settembre.

Andrea Giudici, Granconsigliere PLRT