Gli errori di Kurt Fluri e dei suoi amici (PLR, PPD e PS) – G. Rutz

L’articolo 121a della Costituzione federale esige che la “La Svizzera gestisca autonomamente l’immigrazione degli stranieri.” Questa gestione deve passare da tetti massimi e contingenti annuali. Quando si fissano questi tetti massimi e contingenti, bisogna tener conto degli interessi economici globali dell’economia svizzera. Inoltre, deve essere applicata la preferenza nazionale.

Queste regole chiare e nette sono state l’oggetto della votazione del 9 febbraio 2014 e che oggi fanno parte della Costituzione federale. La norma citata non solo fissa un quadro preciso del modo in cui l’immigrazione deve essere gestita; essa dice anche come bisogna reagire se queste misure si urtano con degli accordi internazionali. In tal caso, “i trattati internazionali che contraddicono all’articolo 121a devono essere rinegoziati e adeguati entro tre anni dall’accettazione di detto articolo da parte del Popolo e dei Cantoni” (art. 197, cpv. 9, cifra 1 cst.).

1° errore: la proposta della commissione non è una legge d’applicazione
Secondo Kurt Fluri, la Commissione delle istituzioni politiche (CIP) ha deciso di applicare “l’articolo costituzionale in una forma molto, molto leggera” (“Südostschweiz, 10.09.2016). In realtà, la proposta della commissione si distingue per una totale inosservanza delle disposizioni costituzionali. Molti colleghi del suo gruppo parlamentare liberale-radicale (Andrea Caroni, “AZ” del 5.9.2016; Thierry Burkart, “AZ” del 6.9.2016; Hans-Peter Portmann, “Sonntagsblick dell’11.9.2016) mettono d’altronde in dubbio la costituzionalità di questo progetto.

La proposta della CIP viola la Costituzione sui punti seguenti:

  • una gestione autonoma dell’immigrazione non è più possibile. La Svizzera non può prendere che delle misure che non violino l’accordo di libera circolazione delle persone. In caso di dubbio, deve perfino chiedere l’accordo di Bruxelles;
  • questa soluzione non porta a un calo effettivo dell’immigrazione, perché le misure correttive devono essere limitate “al minimo necessario”. Quindi, non si può intervenire – ammesso che un intervento sia possibile – che in misura minima;
  • il progetto della CIP non contiene la preferenza nazionale, ma unicamente un dovere facoltativo di annunciare gli impieghi vacanti, norma che, inoltre, sarà introdotta solo quando un certo valore-soglia sarà raggiunto;
  • il progetto della CIP non contiene né tetti massimi, né contingenti. Questi due punti sono stati cancellati dalla maggioranza di sinistra che domina la CIP;
  • si tratta unicamente di misure correttive (indefinite) che possono (ma non devono) essere prese quando un certo valore-soglia è superato, in caso d’inefficacia del dovere facoltativo di annunciare e in presenza di problemi economici o sociali gravi.

Le reazioni positive dei socialisti e dei verdi a questa proposta sono facili da spiegare: questi ambienti non sono interessati a un’applicazione dell’art. 121a cst. Inoltre, ritengono che la Svizzera non abbia problemi d’immigrazione. I verdi arrivano addirittura a pretendere che la libertà di stabilirsi in qualunque posto è un “diritto umanitario”. Essi chiedono anche che si “smetta di classificare gli esseri umani in categorie, secondo le loro origini e che si rinunci alle misure restrittive in materia di ammissione.

2° errore: la proposta della CIP non ridurrà l’immigrazione

Kurt Fluri sbaglia quando pretende che si posa “ridurre l’immigrazione in maniera indiretta sfruttando meglio il potenziale di manodopera nazionale” (“Südostschweiz”, 10.9.2016). La dichiarazione infondata secondo la quale l’immigrazione calerebbe di oltre 6’000 persone “per il solo fatto della preferenza nazionale” (P. Gössi, “Sonntagsblick”, 11.9.2016) non ha assolutamente alcun rapporto con il progetto della CIP che, appunto, non prevede la preferenza nazionale, ma si limita a un dovere facoltativo di annunciare gli impieghi (vedi sopra). Il PLR fa riferimento qui alle proposte recentemente pubblicate dall’Unione padronale svizzera e a un progetto dell’Ufficio dell’economia e del lavoro del canton Zurigo.

La proposta dell’Unione padronale, che è all’origine di queste cifre, si basa su un sistema di preferenza nazionale a più livelli, di durata ridotta e limitata a certe regioni e a certi gruppi professionali. Questa idea prevede tuttavia non soltanto un migliore sfruttamento del potenziale di manodopera nazionale, bensì anche un obbligo di annunciare e dimostrare, al quale sarebbero sottoposte le imprese (V. Vogt, “NZZ”, 31.8.2016). In effetti, il principio della preferenza nazionale significa che non si può assumere un lavoratore straniero che se si dimostra di non trovare un equivalente valido in Svizzera.

A condizione che gli altri cantoni introducano lo stesso modello di quello recentemente presentato a Zurigo (osservazione dei gruppi professionali, maggiore efficacia dei lavori amministrativi, la riduzione annunciata potrebbe effettivamente essere possibile. Ma tale misura sarebbe stata possibile e necessaria anche senza l’iniziativa contro l’immigrazione di massa. Finalmente, non si tratta di un concetto globale (ma unicamente di una misura parziale) per l’applicazione dell’art. 121a cst.

3° errore: la legge proposta non è favorevole all’economia

Per conservare un’economia performante e attrattiva, la Svizzera deve dotarsi a lungo termine di condizioni-quadro stabili ed efficaci e vegliare sulla sicurezza del suo diritto. L’enorme migrazione che la Svizzera subisce attualmente minaccia proprio queste condizioni-quadro:

  • le istituzioni sociali sono sovraccariche. La Svizzera subisce una cattiva immigrazione, ossia sempre più sovente un’immigrazione nelle sue istituzioni sociali;
  • la disoccupazione continuerà ad aumentare a causa dell’immigrazione;
  • le infrastrutture – ferrovie, bus, strade, approvvigionamento elettrico e idrico, eccetera, – sono fortemente sollecitate e raggiungono già oggi i limiti della loro capacità. Esse esigono onerosi investimenti;
  • la sicurezza pubblica è vieppiù minacciata.

Una delle conseguenze di questa situazione è che la popolazione svizzera è sempre meno disposta ad accettare le urgenti riforme di cui ha bisogno il settore sociale. Per contro, i socialisti hanno già rivendicato nuove misure d’accompagnamento: “Le misure accompagnatorie devono essere rafforzate tramite riforme della politica economica e sociale: intensificazione dei controlli del mercato del lavoro, offensiva in termini di formazione sul mercato interno a favore dei salariati con formazione insufficiente, sviluppo e rafforzamento di una politica dell’habitat e del suolo che impegni Confederazione, cantoni e comun (…) La politica della migrazione deve dare le stesse opportunità a tutti i salariati sul mercato del lavoro e non soltanto a qualche privilegiato” (traduzione dal tedesco).

In questo contesto, è inquietante vedere il consigliere agli Stati liberale-radicale Philipp Müller, mano nella mano con il consigliere agli Stati socialista Hans Stöckli, chiedere un rafforzamento della preferenza nazionale. Conclusione: l’inefficace testo di legge della CIP avrà, quale principale effetto, non solo quello di provocare una nuova crescita dell’immigrazione, ma anche l’adozione di nuove misure d’accompagnamento pretese dai partner socialisti del PLR (riferendosi paradossalmente alla libera circolazione delle persone) e, infine, una regolamentazione massiccia di un mercato del lavoro ancora liberale. Coloro che pretendono di adottare una posizione favorevole all’economia dovrebbero logicamente respingere l’inadatto progetto di legge della CIP.

4° errore: gli accordi internazionali non sono più importanti della Costituzione federale

Per salvaguardare la certezza del diritto, bisogna cominciare imponendo sistematicamente il regime legale in vigore. Dare più peso agli accordi internazionali che al regime giuridico del proprio paese, significa compromettere non solo la sovranità dello Stato, ma anche la certezza del diritto.

Alla domanda a sapere se la Costituzione federale sia “secondaria”,
Kurt Fluri risponde come segue: “Sì. (…) Degli importanti accordi internazionali hanno più peso della Costituzione del paese (“Südostschweiz”, 10.9.2016). E più oltre: “È semplicemente impossibile porre il diritto svizzero al di sopra del diritto internazionale. Se vogliamo sempre anteporre il nostro diritto, ben presto non potremo più concludere delle convenzioni internazionali (loc. cit.).

Kurt Fluri aveva detto, nel contesto dell’iniziativa d’attuazione: “È una pretesa inammissibile da parte del legislatore volersi mettere al posto del giudice”
(“NZZ”, 28.12.2015). Questa dichiarazione è giusta ma, in realtà, nessuno voleva allora mettersi al posto del giudice. Oggi, il signor Fluri farebbe bene a riflettere sulla dichiarazione inversa: “È una pretesa inammissibile da parte dei tribunali volersi mettere al posto del legislatore”. Il fatto che il Parlamento debba rivedere le sue attività legislative perché il Tribunale federale ha deciso di subordinare sistematicamente la Costituzione federale all’accordo di libera circolazione delle persone è estremamente problematico dal punto di vista della separazione dei poteri.

Un concetto chiaro e netto per regolare l’immigrazione

Nonostante tutte le critiche, il concetto della Costituzione federale per la regolazione dell’immigrazione è perfettamente chiaro. Chiedere “dove sono i tetti massimi e di quale misura saranno i contingenti?” significa non aver capito niente dell’articolo 121a cst. La norma costituzionale non chiede la fissazione di un limite superiore uniforme e immutabile, ma delle cifre annuali che tengano conto dello sviluppo economico. Ciò che conta, tuttavia, è che le misure risultanti da queste cifre possano essere prese in maniera indipendente e autonoma.

L’UDC tiene a sottolineare ancora una volta il punto seguente: in quanto partito dell’economia e delle arti e mestieri, vogliamo una legge che permetta una gestione autonoma dell’immigrazione prendendo sul serio i bisogni dell’economia. Il progetto della CIP non raggiunge nessuno di questi obiettivi. Essa non costituisce quindi una base di discussione valida. Si osa sperare che i gruppi parlamentari PLR, PPD e PBD rivedano la loro posizione, ridando più importanza agli interessi di un’economia svizzera stabile.

Dr. Gregor A. Rutz, Consigliere nazionale, membro della Commissione delle istituzioni politiche, Zurigo