FAQ

  1. Cos’è “Prima i Nostri” (PiN)?
    “Prima i nostri” è una iniziativa costituzionale che vuole salvaguardare il benessere economico, il mondo del lavoro e l’identità del cantone Ticino.
  2. È una proposta puramente declamatoria?
    Votando l’iniziativa costituzionale “Prima i nostri”, il cittadino svizzero che abita nel cantone Ticino manifesta concretamente la sua volontà di agire sulla Costituzione al fine di reintrodurre la “preferenza indigena” nel mercato del lavoro, di evitare la sostituzione della manodopera residente, di lottare contro il “dumping salariale” e di garantire la reciprocità negli accordi bilaterali. Governo e Parlamento saranno, quindi, chiamati ad agire di conseguenza.
  3. “Prima i nostri” è applicabile?
    L’iniziativa costituzionale “Prima i nostri” da al consiglio di Stato il preciso mandato di mettere in atto tutte le misure concrete per respingere la pressione al ribasso sui salari, evitare la sostituzione sistematica dei lavoratori residenti e assicurare che i ticinesi abbiano la precedenza nel mercato del lavoro. L’iniziativa costituzionale “Prima i nostri” è dunque applicabile. Necessiterà di una legge di applicazione che verrà votata dal Gran consiglio.
  4. Consiglio di Stato e Gran Consiglio saranno obbligati a implementarla? L’averla posta tra gli obiettivi sociali la rende puramente indicativa?
    L’iniziativa costituzionale “Prima i nostri” si basa su tre pilastri fondamentali: 1) la reintroduzione del principio della “preferenza indigena” nel mercato del lavoro; a parità di competenze il datore di lavoro è obbligato ad assumere un lavoratore residente evitando altresì l’effetto di sostituzione 2) la lotta contro la pressione al ribasso sui salari (dumping salariale); bisogna evitare che il lavoratore ticinese sia sottoposto al ricatto “o accetti una diminuzione del salario oppure sei licenziato”; 3) la lotta per l’applicazione dei trattati internazionali in modo tanto restrittivo quanto restrittiva è l’applicazione dei medesimi trattati internazionali da parte degli Stati stranieri, in particolare dell’Italia. È inammissibile che qualsiasi artigiano, impresario o lavoratore italiano possa ottenere un permesso di lavoro nel cantone Ticino facendo due clic su Internet, mentre l’architetto, il fabbro, il dentista, l’operaio svizzero per ottenere un lavoro in Italia deve riempire chili e chili di scartoffie da depositare in svariati uffici statali allo scopo di ricevere con mesi e mesi di ritardo i bolli necessari per le autorizzazioni. Questi tre obiettivi pratici e concreti vengono inseriti nella costituzione cantonale nello scopo del cantone Ticino, negli obiettivi sociali e nei compiti precisi del Consiglio di Stato. Si tratta quindi di una iniziativa concreta, immediatamente attuabile e destinata a tracciare il lavoro del Parlamento e delle autorità del cantone Ticino per i prossimi anni.
  5. “Prima i nostri” è in conflitto con il diritto superiore?
    L’iniziativa costituzionale “Prima i nostri” si inserisce perfettamente nella Costituzione federale, in particolare nell’articolo 121a votato dal Popolo Svizzero il 9 febbraio 2014. Non si tratta soltanto di uno strumento giuridico bensì di uno strumento politico. Nessuna legge è efficace se la politica la ostacola. Abbiamo bisogno del voto e del sostegno di decine di migliaia di cittadini per poter imporre al Governo una rapida applicazione di misure concrete per salvaguardare il nostro Cantone.
  6. “Prima i nostri” intacca l’Accordo di libera circolazione delle persone con l’Unione europea?
    Allo stesso modo dell’articolo 121a votato dal Popolo il 9 febbraio 2014, l’iniziativa “Prima i Nostri” vuole reintrodurre il principio di preferenza indigena abbandonato definitivamente nel 2002 con l’entrata in vigore dell’Accordo di libera circolazione delle persone con l’Unione europea.  I due articoli intendono dunque limitare l’accesso di lavoratori esteri sul nostro territorio e riprendere le redini della gestione dei flussi migratori, esattamente come deciso dal Popolo svizzero. Quindi, entrambe le iniziative sono in contrasto con l’accordo di libera circolazione delle persone.
  7. Il Tribunale Federale ha la facoltà di respingere “Prima i nostri”?
    Dopo essere approvata dal popolo ticinese, la Costituzione cantonale modificata sarà sottoposta al voto dell’Assemblea federale al fine di ottenere la Garanzia federale. Di nuovo avrà luogo una battaglia politica, proprio perché una iniziativa cantonale costituzionale non è mai un affare soltanto giuridico, bensì un mandato politico all’Autorità. Fondamentale sarà il rapporto di forza tra i partiti politici che vogliono il benessere del Ticino e la salvaguardia dei posti di lavoro, come l’UDC, e i partiti storici che, al contrario, si piegano ai diktat dell’Unione europea. In ogni caso, cambiando la legge anche il Tribunale federale sarà chiamato a modificare la sua giurisprudenza in merito.
  8. Che differenze sussistono tra “Prima i nostri” e il controprogetto?
    Mentre l’iniziativa “Prima i nostri” è chiare e concreta, il controprogetto è fumo negli occhi. Il testo è stato elaborto da PLRT e PPD, proprio quei partiti che, in alleanza con la sinistra, si sono sempre opposti all’iniziativa popolare federale “Stop all’immigrazione di massa”. Questi partiti non possono essere sinceri quando dicono di voler lottare contro l’afflusso dei frontalieri e la pressione sui salari dei ticinesi. Prova ne sia la reintroduzione del principio di “preferenza indigena” che nel controprogetto è unicamente un auspicio, rispetto all’iniziativa che ne determina l’obbligatorietà generale e lo stato permanente.
  9. La preferenza indigena (principio di preferenza agli svizzeri) per chi vale concretamente?
    Il principio della preferenza indigena, o della preferenza agli svizzeri, si applica a tutti i lavoratori svizzeri o stranieri domiciliati (permesso C). Nella ricerca di un posto di lavoro costoro devono avere la priorità e soprattutto non devono essere rifiutati poiché un lavoratore estero accetti di fare il medesimo lavoro a condizioni salariali inferiori (dumping salariale).
  10. I Frontalieri saranno toccati da “Prima i nostri”? Anche quelli attuali?
    La manopera frontaliera continuerà ad essere impiegata nei settori dove c’è carenza di personale indigeno. La legge di applicazione dovrà concretizzare il  concetto di preferenza indigena per i permessi G attualmente in essere, alla loro scadenza.
  11. I datori di lavoro potranno aggirare “Prima i nostri”?
    L’iniziativa costituzionale e la relativa legge d’applicazione dovranno impedire le spuculazioni dei datori di lavoro che vogliono aggirare i principi di “Prima i nostri”. L’iniziativa “Prima i nostri” nasce proprio per combattere queste derive imprenditoriali.
  12. Un datore di lavoro può dichiarare di non aver trovato residenti disponibili a causa del salario troppo basso?
    Quando l’iniziativa costituzionale “Prima i nostri” sarà totalmente in vigore, i datori di lavoro dovranno dimostrare di avere effettuato ricerche sul territorio e di non aver trovato nessun lavoratore competente disposto ad effettuare il lavoro proposto ad un salario uguale a quelli abitualmente corrisposti nel cantone Ticino, e non all’estero.
  13. In cosa consisterà effettivamente la lotta al dumping salariale?
    Con l’iniziativa costituzionale “Prima i nostri” sarà limitato l’afflusso indiscriminato di manodopera estera. Il datore di lavoro non potrà più ricercare lavoratori frontalieri malpagati, ma dovrà innanzitutto rivolgersi al mercato del lavoro ticinese ed offrire stipendi dignitosi. Con la preferenza indigena i salari aumenteranno in quanto è vietato il “dumping salariale”.
  14. Quali altri effetti avrà “Prima i nostri”?
    L’iniziativa “Prima i nostri”, pur essendo cantonale, ha valore nazionale e servirà da esempio per tutta la Svizzera. Il Ticino, quale Cantone che con più forza ha sostenuto l’iniziativa UDC “Stop all’immigrazione di massa”, ha la possibilità di confermare con un sostegno massiccio alle urne ciò che il Popolo decise il 9 febbraio 2014. Se la nostra iniziativa passasse con il sostegno di decine di migliaia di voti, ciò rappresenterebbe un messaggio chiaro al Consiglio federale e al Parlamento, che al momento tergiversano ancora su se e come applicare i principi del 9 febbraio.